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        <title>All'ombra di mille soli (video)</title>
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        <description>Un piccolo video amatoriale, realizzato col cellulare - motivo per cui il formato è in 9:16 - che raccoglie alcuni tra gli scorci più belli del parco dello Stelvio e dell’Adamello, da me visitati nelle ultime due settimane (agosto 2026). Nella fattispecie (e in ordine sparso): il sentiero della Pace dal Tonale al Presena (3.000 metri nel punto più alto); le Bocchette di Casola (2.397 metri); la cima Bleis di Somalbosco (2.638 metri), partendo da Sant’Apollonia e passando per le trincee; la cima Biolca (2.652 metri) e la Città Morta (2.500 metri circa); il monte Pagano (2.348 metri) e la zona del Mortirolo. Last but not least, la cascata è stata ripresa durante una precedente escursione, organizzata a fine luglio, dal rifugio Berni (2.541 metri) al bivacco Skiatori (3.122 metri). La canzone che accompagna le immagini è “All’ombra di mille soli”, terza traccia del mio secondo album, “Buio in sala”, disponibile gratuitamente su tutte le piattaforme. Perché la Storia non si ripeta, verrebbe da dire... Senonché si sta già ripetendo eccome. Allora non resta che 'gridare' parole esplicite di condanna verso la classe dominante, per cui la guerra si rivela ancora oggi l’unico mezzo a disposizione per ‘risolvere’ l’ennesima crisi strutturale del capitalismo. Perché è qui che sta il nocciolo della questione. La guerra non è qualcosa che accade e basta. Alla stregua di ogni altro fenomeno, ha delle cause ben precise; e quelle cause non risiedono astrattamente nella ‘malvagità umana’ o nel ‘cattivo’ di turno, nemico dell’Occidente cosiddetto democratico, come vorrebbero insegnarci i filosofi e/o i politologi della domenica. Basterebbe aprire un testo qualsiasi di Marx per rendersene conto, studiare il rapporto tra struttura e sovrastruttura, bisogno di crescita infinita del Capitale e caduta tendenziale del saggio di profitto. Argomenti noiosi, ormai passati di moda. Eppure i soli in grado di spiegare davvero l’esistente. Ora, la guerra non è stata certo inventata negli ultimi 250 anni o poco più. Ciononostante, se continua a imperversare oggi – e lo fa peggio che mai – quando le risorse e le tecnologie a disposizione sul pianeta permetterebbero a chiunque, in linea teorica, non solo di condurre un’esistenza dignitosa sul piano materiale, ma di sviluppare appieno il proprio potenziale umano, ciò è dovuto, sì, al sistema economico dentro cui ci troviamo malauguratamente a vivere. Basti ricordare che l’1% della popolazione mondiale detiene oltre la metà della ricchezza complessiva (dati Oxfam). Comunque non è questo il punto. Il problema è che il capitalismo tende a riprodurre le sue dinamiche – avidità, competizione, alienazione ecc. – in ogni singolo aspetto della nostra vita. Si tratta, dunque, di un sistema intrinsecamente totalitario e parassitario. Finché si trova in una fase di crescita, può permettersi di mostrare il suo lato ‘morbido’ e ‘liberale’. Ma, non appena i mercati iniziano a saturarsi e, di conseguenza, a contrarsi – e accade sempre, superato un certo limite, a causa della sovrapproduzione di merci – ecco tornare il fascismo e, di nuovo, la guerra. Chi ricorre a una fantomatica ‘natura umana’ per spiegare le origini di simili processi o è in malafede o non si rende conto di come l’ideologia agisca più in profondità proprio in ciò che, nell’Uomo, viene considerato ‘naturale’. Per questo motivo, tornando al video, ho pensato di giustapporre ai bellissimi paesaggi dell’Adamello e dello Stelvio, oltre ai resti delle trincee risalenti alla Guerra Bianca, anche le immagini di un formicaio in fermento – simbolo della mobilitazione totale che la classe dominante vorrebbe tornare a imporci in previsione del prossimo conflitto mondiale. Un piccolo tentativo, dunque, di opporsi all’attuale propaganda bellicista; tanto piccolo da chiedersi se davvero ne valga la pena. Ma – ne sono convinto – è così che si costruisce la resistenza, un passo per volta e tenendo desta la memoria nella consapevolezza che il primo terreno di scontro tra la dimensione del Capitale e quella della vita è la nostra mente.</description>
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